Lessico minimo dell’anima

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Introduzione al sottosuolo 

Queste righe rappresentano un tradimento in fieri, e sono provocate da uno scambio epistolare col direttore editoriale di Samizdat Niccolò Vittorio Pasetti, che ha sentito «odore di materiale interessante» – preghiamo abbia integro l’olfatto – dopo aver letto una delle voci di questo lessico che ho inviato alla rivista non per la solita vanità d’autore – che non biasimo mai –, ma perché evocato e richiamato dall’atmosfera clandestina di questo spazio che – viva il Diavolo – non teme il fallimento: proprio come il Dizionario dell’anima (in corso)[1], che rivendica di camminare nel sottosuolo del “Sud del Sud dei santi” e perciò nel solco di tutti i fallimenti. Le richieste degli editori, come sa chiunque abbia dormito nei bassifondi di una riga scritta, cancellata e scritta nuovamente per innumerevoli volte, sono crudeli per natura e perciò è indispensabile avere uno spirito masochistico per accettare con piacere di assecondarle. Quelle del direttore Pasetti rispondono a una consueta preoccupazione che ogni responsabile editoriale tiene nei confronti dei propri lettori, e cioè che questi ultimi – ovvero proprio voi che leggete – possano servirsi di una qualche indicazione per comprendere natura, stile e contenuto di un testo. Io però sono figlio di un padre sospettoso e di una madre dispettosa, e perciò immagino che chi si trovi a naufragare su un sito come questo non abbia bisogno di chissà quali istruzioni, ma soltanto di una compagnia all’altezza della catastrofe epistemica che abitiamo. Ogni cambio di sguardo reale richiede qualcosa, un costo per i capitalisti o un sacrificio per i fedeli, uno sforzo con termine più neutro, che nessuno può compiere al posto di un altro. Dunque l’unico vero e pragmatico consiglio prima di leggere queste voci è di stare coi piedi ben saldi per terra. Ho provato in ogni modo a scegliere per voi e sotto suggerimento di Pasetti alcune voci che al mio sguardo da sotto la suola siano “essenziali” e “fondative” del discorso che il Dizionario pone al centro di sé stesso. Quale discorso? Magari a questa domanda risponderemo insieme un’altra volta. 

Fabrizio Grasso
17 agosto 2026
Letojanni

ABISSO

La specie sta lì sul bordo del baratro a scrutare l’abisso come fosse lo specchio di Narciso. Black hole del significato, terminale del significante. Un corpo immerso nell’abisso subisce una spinta verso l’alto e galleggia verso l’orizzonte degli eventi come un’orbita oceanica solo se l’inerzia del terrore è minore o almeno uguale alla lucidità del calcolo. Quando è maggiore affoga. Spirando taccia di ferocia ogni onda, senza nemmeno intuire il pro-fondo reale.

ALTER EGO 

«Est enim is qui est tamquam alter idem». Cicerone e ancor prima Aristotele hanno smascherato e mostrato l’altra natura friendly dell’Ego. Ora la locuzione sta sotterrata da strati di accezioni, e per tradirla correttamente serve abbassarsi nell’abisso e spremersi allo specchio che vi si trova sul fondo, per fracassarlo col peso massimo dell’esistenza e liberare l’Io dal proprio dominio, corrotto da secoli eccessivi di teorie che hanno sotterrato gli altri Io unici. Tradisci te stesso!

APERITIVO 

È liquido e dunque è la summa e l’emblema del pensiero di Bauman. Mario Tronti l’aveva capito? Poco tempo prima d’essere sul punto d’andare in quel momento chiamato aldilà, in una delle ultimissime uscite pubbliche, dichiarò: «Io non sono convinto che questo sia il tempo delle rivolte. Questo è il tempo della movida». E l’aperitivo infatti spegne la sete di sapere, di fare, di pensare, di dire, però oh: apre lo stomaco della Storia da succhiare con la cannuccia.

FORZA

Qualsiasi volontà di potenza è irrilevante di fronte alla forza inevitabile della realtà. Senza la struttura che regge la frequenza, ogni carezza è un gesto violento d’ignoranza. Per resistere nel reale e alla pressione abissale della sua osservazione occorre pazienza ontologica e capacità di riconoscere la necessità d’ogni immersione graduale, perché solo chi non si ama può seguire un segnale fino all’abisso e capire che Nietzsche è solo l’ultimo dei moralisti e non il primo dei nichilisti. La realtà non insegna il senso di nulla senza essere perciò assurda. La sua proprietà è solamente di essere necessaria a prescindere dall’osservatore, che può avere forma umana, artificiale, vegetale o minerale. La forma non muta l’Essere. In altri termini: la forma della forza è un accidente della funzione.

IDEOLOGIA TEDESCA 

Quella celebre ha resistito «alla rodente critica dei topi» e la parte riservata a San Max aspetta ancora il numinoso biasimo del sottosuolo per mostrare come il nulla sia solidamente fondato oltre la miseria della filosofia e sulla microfisica della realtà. Berlino ha assorbito fino al midollo l’idealismo e il reumatismo esistenziale ne è l’effetto. Lo spirito del Nichilismo impregna l’aria come una salsa incollata alle gengive. Hier gibt es keine Geister

INERZIA

Pignora chi l’ignora. È principio che gode di formulazione, ha moto rettilineo uniforme. È l’uniforme di chi va in moto verso il rettilineo del progresso, per finir dritto e presto nel retto allargato della storia che sbrodola sull’asfalto strisce di sangue, per attraversare l’incrocio trafficato da Socrate che ha fatto tardi all’aperitivo e da Cristo che ha mancato l’ultima cena. È tutta scena mascherata da Arlecchino che alle nozze di Cana s’è scolato tutto il vino.

LUNA

«Prufrock, la degradazione moderna di Amleto, prudente, cauto, meticoloso, timido, incerto, un “amleto” qualsiasi». Così Piero Boitani sul personaggio shakespeariano di T. S. Eliot. E c’era proprio Prufrock sul prurito delle parole di Victor Glover che osservava come un turista l’altra faccia della luna con gli occhi ancora pieni di fango della crosta terrestre. L’altra faccia della luna come discarica della retorica di chi il senno non l’ha ancora neppur perduto.

NOTTE

Servirebbe Céline, ma ci sono soltanto io e perciò ci provo. La notte è tutta malinconia, il buio protegge ogni paura e illusione con la sua indeterminatezza: ci «abbuffa d’infinito». Incubi infiniti di notte. Il giorno è ancora più cafone perché ci sbatte sotto gli occhi lo schifo che la notte ha ammantato coll’oscurità. Eppure prigionieri in questo passaggio camminiamo, e ogni tanto per sbaglio inciampiamo su mani che ci troviamo tese. Incomprensibilmente. Di notte.

OMBRA

È leale. Scandir bene. È. Leale. Dopo aver ritagliato la propria zona d’ombra serve perseveranza per tenerla costantemente umida e farci crescere sopra l’erba gatta dell’autenticità, che è la parte soggettiva della verità. Nel sottosuolo esser l’ombra di sé stessi è già qualcosa. E svelo un segreto: quella di Peter Pan si è inabissata nella Fossa delle Marianne perché è cresciuta così vertiginosamente da non poter stare da nessuna altra parte. Sottrazione infinita di verità.

QUANTISMO

La matrice idealista della fisica quantistica è anche l’ultimo postumo della sbronza illuminista che ha quantizzato il reale in probabilità, eliminando de iure scientifico la necessità di Spinoza. Questa emerge eterna però, come un fiore sull’asfalto. L’assenza del numero della necessità non è la prova suprema della probabilità, bensì quella della sua insufficienza a spiegare la realtà che prima ancora di essere dimostrata è mostrata dai passi di monaci mostruosi.


[1] Lessico minimo dell’anima è un estratto di Dizionario dell’anima (in corso), un’opera di Fabrizio Grasso in realizzazione. Al momento conta più di trecento voci [N.d.R].

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